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Da Lattuca e Messina a Firetto: “Cosa serve alla città”

Alessio Lattuca, Presidente Confimpresa Euromed, e Vittorio Messina, presidente Confesercenti, hanno scritto una lettera aperta al sincaco di Agrigento, Calogero Firetto, intitolata “Cosa serve, davvero, alla città!”. Ecco il testo:
Le deliberazioni assunte dal Sindaco e dall’amministrazione attiva della città di Agrigento, in merito alla introduzione della “Tassa di soggiorno” – e agli effetti devastanti che quest’ultima può causare nelle politiche di sviluppo socio economico e turistico – sono discutibili sia nel merito, che nella forma. Nella sostanza sono intempestive e, pertanto, improponibili. La forma non brilla per trasparenza e democrazia. Sono state adottate nel silenzio e in totale solitudine, senza concertazione, senza l’ascolto di chi potrebbe possedere più competenze, non fossaltro perché si occupa di accoglienza, ospitalità, turismo, di economia o soltanto della propria città. Manifestano, plasticamente, un approccio che è possibile considerare, quantomeno, dirigista. Un approccio – causa del diffuso malcontento che è l’effetto di evidente disapprovazione – che rimanda ad una sorta di autoritarismo strisciante, che si registra ripetutamente nelle deliberazioni via via adottate con percorsi militarizzati: istituzione di mercatini, viabilità, mobilità, parcheggi (vedi lungomare Falcone Borsellino), divieti, chiusura al traffico veicolare (vedi piazza Pirandello, viale della vittoria), impedimenti e dissuasori (vedi via Atenea che registra oltre 1000 contravvenzioni elevate a ignari avventori, con l’uso indiscriminato delle telecamere e in carenza di opportune segnalazioni). Si assiste, impotenti, a comportamenti irrituali di un Sindaco che assume decisioni, impone, senza consultare gli esperti, gli addetti ai lavori, le associazioni di rappresentanza delle imprese, i sindacati, i consumatori, gli stakeholders. Decisioni che creano dissapori, malumori, distacco, disaffezione: allargano il fossato tra chi decide e chi è costretto, suo malgrado, a rispettare decisioni non condivise e, nel caso specifico, inique. E accende, giocoforza, un focus sul “carattere del personaggio”. Il quale dovrebbe considerare che: qualsiasi provvedimento che implica la qualità della vita di una intera comunità, deve trovare una base materiale, un’anima culturale e una identità politica e non di un singolo contro tutti. Il Sindaco è un leader che non deve mai essere “minoritario” , ma deve essere capace di rivestire una “storia comune” e non deve accontentarsi di “controllarla”. Deve considerare che, chiunque (nello specifico un Sindaco) desideri apportare sostanziali modifiche alle regole di una comunità, deve prestare grande attenzione alla loro coerenza con lo spirito che da sempre ha informato la convivenza civile. I comportamenti fin qui registrati sono tutti ingredienti di un inedito del “potere” che il Sindaco prova ad impersonare e ad affermare. Diventa, tuttavia, una prova di cesarismo mentre è evidente, semmai, il deficit di autorità. E’ qui il peccato capitale del Sindaco: nel non comprendere “la politica” ma il rapporto di forza! La sua è una debolezza naturale della “politica che non perde tempo” nel concertare e non si impegna “con fatica” per l’affermazione della democrazia. Risulta a prima vista, un pericolosissimo precedente in vista di complesse decisioni su temi particolarmente “sensibili” (rigassificatore) sui quali il Consiglio comunale potrebbe essere chiamato ad esprimersi! Mette in luce gli equivoci da più parti richiamati in merito a dichiarazioni rilasciate prima e durante la campagna elettorale, secondo le quali avrebbe osservato pienamente le deliberazioni assunte dall’uscente Consiglio comunale. Esiste già una riprova…bisogna stare attenti, vigilare! Intanto si assiste a decisioni assunte dall’amministrazione in controtendenza o,
peggio, in contrasto con la deliberazione “politica” di bocciare la tassa di soggiorno assunta dal Consiglio comunale. A tale proposito è utile ricordare che l’imposta di soggiorno era stata inserita nella proposta di bilancio dal Commissario Giammanco con l’evidente obiettivo di incrementare le casse comunali con entrate ipotetiche, escamotages di natura tecnica o contabile, per cercare di pareggiare i conti del bilancio comunale, un gettito fiscale pari a cinquecentomila euro di introiti presunti. Ed è stata bocciata! Considerato che è impossibile quantificare l’ammontare degli incassi. Non esiste infatti alcuna pianificazione del turismo né un piano di comunicazione e marketing che possa immaginare un risultato come quello ipotizzato, prima da Giammanco ed oggi dal Sindaco e dalla Sua amministrazione. In ogni caso, la tassa, così come concepita, non è soltanto iniqua e contraddittoria ma è un elemento retrivo che dissuade a soggiornare. Si rivolge, infatti, solo a chi decide di rimanere nelle strutture ricettive presenti in città e punisce chi soggiorna più a lungo ma non tocca chi decide di visitare i templi e andare a dormire altrove. Inoltre è vessatoria. Non assicura che le finalità degli introiti siano vincolati alla realizzazione di interventi a favore del turismo e di sostegno al lavoro delle strutture ricettive. E’ ingiusta. Fà gravare l’onere su una sola delle attività e non sulle tante, che traggono beneficio dal soggiorno. Infine, è assurda. Privilegia il turismo mordi e fuggi e quindi lo incentiva. Una tassa che, così come concepita, manifesta tutte le sue criticità, soprattutto in una città difficile, invivibile, che non accoglie. Dove il degrado si tocca con mano e i servizi non funzionano. Niente mobilità urbana, bagni, info point, segnaletica, eventi culturali e attività di promozione. L’applicazione della tassa di soggiorno potrebbe avere senso in una città che funziona. Potrebbe essere una garanzia per una accoglienza gradevole per trascorrere una vacanza senza sorprese spiacevoli e priva di inconvenienti. E in tale eventualità, il balzello avrebbe potuto svolgere una funzione e, successivamente, tradursi in un vantaggio. Al momento risulta, tuttavia, una ipotesi davvero remota! Ovviamente tale riflessione risulta incomprensibile per gli addetti ai lavori (imprenditori, uomini di marketing e comunicazione, tour operator, compagnie alberghiere) che sono tecnicamente consapevoli dello straordinario valore della città e della valle. Dello sterminato giacimento di beni culturali, ambientali, paesaggistici e delle eccellenze di sapori e di panorami irripetibili di cui è dotata. Singoli tasselli di un puzzle. Un unicum che potrebbe, se organizzato, spingere l’imprenditore o il turista straniero a fare un passo oltre le classiche mete. A patto, però, che il territorio riesca a fare squadra, ad armonizzare gli interessi di aziende e realtà diverse in nome di un comune obiettivo: fare rete per valorizzare anche nella “comunicazione” il “valore aggiunto di un luogo dichiarato Patrimonio dell’Umanità”. Tutti fattori formidabili che se organizzati e messi in rete potrebbero creare favorevoli condizioni perché domanda e offerta si incontrino. Per attirare investimenti sui 7000 posti letto previsti dal PRG che stenta, ancora, a decollare. Invece, oggi si assiste, impotenti, ad atteggiamenti e programmi che puniscono, impediscono…. escludono. Tutte questioni che hanno a che fare, non già con l’educazione del cittadino e con la prevenzione, ma con scelte disastrose che tendono a reprimere e, in conseguenza, conculcano i diritti dei cittadini. Tutte le considerazioni di cui sopra sono veri guai per una città stremata, che registra un progressivo, inarrestabile, declino. Un destino implacabile per una città bellissima che possiede un formidabile capitale sociale. Ma non capitale umano valorizzato. Una città fantasma, priva di economia e di mercato per via di scelte errate o peggio di non scelte. Come non averla dotata di un vero programma di sviluppo, occupandosi di infrastrutture e di investimenti in grado di assicurare occupazione e qualità della vita. Oltre che di strumenti di pianificazione e sviluppo come un vero PRG (che tenesse conto del piano della Valle e del recupero del centro storico) e, intanto, del PUC piano urbanistico commerciale, piuttosto che di “maquillage”. Perché prima di pensare alle tasse bisogna pensare ai turisti che non verranno se non saranno attratti. Con una politica intrigante e seducente. A proposito del Puc è opportuno ricordare che la mancanza di uno strumento vitale per una organica e armoniosa offerta in grado di garantire l’esistente e programmare lecitamente il futuro, ha consentito il proliferare di esercizi commerciali di medie o grandi dimensioni e di centri commerciali che come evidente hanno falcidiato il commercio tradizionale. Ed ha reso possibile una concorrenza spietata da parte di centri commerciali che assediano la città e la deprivano della liquidità che sarà investita altrove. Una concorrenza border line quasi sleale che integra un disastroso effetto dumping. Il sistema dell’offerta tradizionale debilitato e, prevalentemente, sconfitto (vedi oltre 50 saracinesche abbassate in via Atenea e altrettante in via Imera, Dante, Manzoni e Villaggio Mosè. E’ uno sconforto osservare lo sfacelo della via Atenea, il cosidetto salotto buono: vetrine spente, sampietrini divelti, buche e rattoppi inguardabili oltrechè pericolosi. Rendono evidenti i guasti presenti nel territorio. Sono le evidenze plastiche del fallimento della politica e l’effetto devastante di scelte disattente o strabiche e, comunque, prive di responsabilità. Affliggono i cittadini scossi da sentimenti di tristezza e rabbia, frustrazione e senso di abbandono. Ciò che più deprime è l’apatia, l’indolenza che pervade la città. La totale assenza di movimento. La città triste è ridotta a un non luogo. Sembra una immagine da “disaster movie” e, invece, è “l’horror del quotidiano vissuto” degli agrigentini che non hanno venduto l’anima al clientelismo e non si sono lasciati incantare dalle sirene delle derive populiste. Un horror che consegna allo sguardo di chi quotidianamente osserva l’orlo del precipizio che opprime la comunità. Il chiaroscuro che fa del contrasto (tra la bellezza dei luoghi e le perversioni del sottosviluppo) l’immagine di una stridente contraddizione, dello squilibrio economico, della “faglia politica” che opprime la comunità. In definitiva la città triste diventa la metafora di una sorta di depressione diffusa. La metafora più profonda di una città che confonde il “maquillage” con la svendita del suo patrimonio e della sua immensa bellezza! E la politica cosa fa: piuttosto che impegnarsi – dandone evidenza – per un sostanziale sviluppo socio economico per assicurare un dignitoso futuro a tanti, tantissimi giovani privi di speranza (rilancio del Piano Strategico di Area vasta, coordinamento Piano regolatore della Valle con Prg e Piano del centro storico, recupero e riqualificazione del Centro storico e delle periferie, creazione di infrastrutture: raddoppio Ag – Pa, chiusura anello autostradale Sr – Mazara del Vallo, aeroporto, porto, sviluppo area industriale e artigianale, sviluppo delle politiche agricole e turistiche, Università del Mediterraneo, Sanità: neurochirurgia, rianimazione, camera iperbarica, etc, intermodalità e, tanto altro), pensa ad aggiungere tassPe! Per ritornare al tema connesso al centro commerciale è utile segnalare che la città – soprattutto alla luce dei recenti divieti e dei vecchi e nuovi dissuasori – possiede scarse possibilità di competere con un impianto collocato a Villaseta, in posizione strategica per l’accessibilità, accogliente perché dotato di parcheggi, animazione, luci, musica e un mix di offerte programmato per incidere sulla capacità di spesa delle comunità dell’area vasta e non solo. Tutte opportunità che la città avrebbe potuto cogliere se il sistema dell’offerta fosse stato pianificato come prevedono le norme vigenti e come ripetutamente segnalato agli Organi di Vigilanza, anche con una argomentata richiesta di commissariamento (allegata). Le scriventi associazioni suggeriscono al Sindaco di valutare attentamente e rivedere la lettura sbagliata del ruolo dei cosìdetti “Corpi intermedi” che ricalca, purtroppo, un atteggiamento riservato dal Premier a quest’ultimi. Un atteggiamento che ignora o vuole oscurare la loro rappresentanza, che è stato evidentemente punito dai cittadini. Le scriventi associazioni Confesercenti e Confimpresa Euromed non pretendono di essere ascoltate, ma rivendicano il diritto di essere consultate e di essere messe nella condizione di fare circolare le loro idee e le loro opinioni. E, soprattutto di potere esprimere il loro “parere” sui provvedimenti pensati dall’Amministrazione attiva, come previsto dalla vigente normativa.

Alessio Lattuca
Presidente Confimpresa Euromed

Vittorio Messina
Presidente Confesercenti

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