Home Politica "Caso Tempio d'Ercole", il Corriere si scusa

“Caso Tempio d’Ercole”, il Corriere si scusa

Sulla fotografia delle colonne del Tempio di Ercole sbattute sui palazzoni, il Corriere porge le scuse e modifica la didascalia pubblicata nella sezione Cultura del Corriere.it.
Scrive il “Corriere”: “Prendiamo atto dell’inesattezza della nostra didascalia e ci scusiamo se la precedente versione ha urtato la sensibilità dei lettori e della città di Agrigento”. Il Corriere, inoltre, attraverso il caporedattore “Cultura”, Antonio Troiano, dopo aver sentito il direttore Luciano Fontana, rassicura il sindaco Lillo Firetto che la foto in questione, in futuro non sarà più resa accessibile dagli archivi, e precisa che sarà garantita massima attenzione alla città e alle iniziative culturali che potranno offrire un’opportunità per riparare in qualche modo al danno che gli agrigentini e i siciliani tutti sentono di aver subito. Il Corriere tiene a precisare: “Confermiamo l’autenticità della foto, realizzata con teleobiettivo, circa vent’anni fa, da Fabrizio Villa”. Ma aggiunge che, vent’anni fa, tale scatto era stato realizzato “nel tentativo di tutelare e non di screditare il patrimonio artistico della Valle dei Templi”.
Insomma scompare il tempo presente e si ammette che è trascorsa un’epoca. Certo la tensione che ha prodotto il necessario chiarimento, pone per sempre un punto fermo su una questione: la Valle dei Templi è integra, bellissima e va tutelata anche nella sua immagine.
Ecco alcuni passaggi della lunga lettera che il sindaco Firetto aveva scritto il 17 febbraio al direttore del Corriere: “L’indignazione è unanime e, come sindaco, non posso che accogliere come giusti questi sentimenti.
Oggetto del malcontento è innanzitutto la già citata didascalia, in cui viene usato il presente indicativo. Inoltre viene stigmatizzata la scelta da parte della redazione di una foto realizzata con teleobiettivo allo scopo di gettare un’ombra sulla città, non oggi, ma circa un ventennio addietro, quando veniva affrontata per la prima volta con determinazione la questione demolizioni delle 600 case abusive limitrofe al parco. Negli anni Ottanta o nei primi anni Novanta quell’immagine aveva l’intento di provocare una reazione, sostenere una tesi che esaltasse il bisogno di ripristinare la legalità in un territorio. Ma che senso può mai avere oggi, se non quello di dileggiare una città che ha invece intrapreso un cammino virtuoso fin quasi a raggiungere il titolo di Capitale Italiana della Cultura per il 2020?
Ma non solo: quest’immagine, egregio direttore, è un falso da un punto di vista ideologico. Ogni siciliano sa bene che nessun palazzone sta a ridosso del tempio e che l’area archeologica dista cinque chilometri da quel non lusinghiero profilo, peraltro, ahinoi!, tutto legalizzato negli anni Sessanta, e tutt’altro che abusivo, ma frutto del sacco edilizio che investì l’Italia e effetto di scelte urbanistiche scellerate. Gli anni Sessanta sono passati da un pezzo (ad Agrigento come altrove) e davvero ci piace oggi poter fornire di questa città, come di tutta la Sicilia, un’immagine più bella, visto che la nostra economia e ogni prospettiva di crescita ruotano attorno al turismo.
Le chiedo oggi di intervenire per trovare d’intesa una soluzione che possa, da un lato, dare una risposta all’indignazione popolare e, dall’altro, in modo concreto impedire che fatti del genere possano ripetersi in futuro, ad esempio, cancellando in modo definitivo quella foto dai vostri archivi. Certo che comprenderà le ragioni del mio intervento”.

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