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“Ioapro”, in Sicilia fioccano le adesioni ad andare contro il Governo ed aprire bar e ristoranti. Ma c’è chi frena

In Sicilia ‘#ioapro’, l’iniziativa lanciata sui social che invita i ristoratori a restare aperti, a partire dal 15 gennaio, contro le restrizioni anti Covid imposte dal Governo suscita adesioni ma anche risposte negative. Se ad esempio c’è chi come Franco Virga, titolare di cinque ristoranti a Palermo (Bocum, Ajamola, Gaggini, Buatta e Libertà) si dice favorevole altri non sono d’accordo Dice Virga: “è un’azione da fare perché è palese che il contagio non si trasmette nei ristoranti ma negli assembramenti come le file per fare compere e quindi la nostra chiusura è una vera e propria penalizzazione delle nostre attività.

Basterebbe per ricominciare a lavorare aumentare la distanza tra i tavoli e aprire anche la sera. I ristori ricevuti dal governo sono stati esigui rispetto ai costi di gestione nei locali, come il pagamento degli affitti”.
Di parere diverso Filippo Ventimiglia del ristorante Quattroventi a Palermo: “non aderisco e non sono favorevole all’iniziativa – dice – anche se capisco che sarà una gesto simbolico perché penso che per chi non fa il delivery come me non è pensabile alzare la saracinesca. Oltre al danno ci sarebbe la beffa a causa delle sanzioni che potremmo ricevere. Sto rispettando le norme per ripartire una volta per tutte”.
Anche Giuseppe Costa, titolare del ristorante con una stella Michelin Il Bavaglino a Terrasini e del locale La dispensa a Palermo non è d’accordo con l’appello a riaprire. “Non aderisco, anche se con rabbia, per una mia etica professionale: mi piace rispettare le regole. Ma stiamo soffrendo tanto per le restrizioni soprattutto per l’attività di Palermo aperta nel 2019 per la quale siamo stati tagliati fuori dai contributi”.
Antonio Bernardi, “patron” dello storico ristorante “Filippino” a Lipari, nelle isole Eolie, è sconsolato e si dice favorevole all’iniziativa. Anche perchè, spiega, “potremmo essere costretti presto a chiudere tutto definitivamente”.
“Il nostro mondo della ristorazione italiana di qualità oramai è esausto. – aggiunge – I ristori, quando sono arrivati, sono state delle briciole. Abbiamo accettato anche il gioco dei colori, delle aperture e chiusure per salvare il Natale, poi per salvare gennaio. Chiediamo al governo: fateci lavorare in sicurezza ma con la possibilità di fare impresa, oppure permetteteci di arrivare ancora vivi al momento della ripartenza con giusti ristori, non briciole”.

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