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Covid, scuole e discriminazioni

Tanti genitori invocano il mantenimento della didattica a distanza anche per gli alunni delle inferiori fino al 30 gennaio. Perché un diverso trattamento con le superiori? Il servizio di Luisa Miccichè.

Quale è la differenza tra un ragazzino di 13 anni di terza media o un ragazzino di 14 anni al primo anno delle superiori a fronte del rischio di contrarre l’infezione da covid 19? La risposta è ovvia: “Nessuna”. E lo stesso è tra un bambino alle elementari e un ragazzo al terzo o quarto anno delle superiori. Mica il covid è capace di discriminare la sua capacità di infiltrarsi nell’organismo umano in base all’età della persona. E poi ancora, si potrebbe obbiettare: “Ma il ragazzo delle superiori è in grado di restare a casa e frequentare la didattica a distanza senza che vi sia bisogno che uno dei due genitori resti in casa, a scapito del proprio lavoro. Ed è invece il contrario per i bambini più piccoli, che necessitano di essere accuditi in casa dove non possono restare da soli”. Bene, a fronte di ciò la domanda sorge spontanea: “Quale è l’interesse superiore: la salute dei bambini oppure il bisogno di uno dei genitori di recarsi a lavoro anziché rimediare, se possibile, con lo smart working”? La risposta anche in tale caso è ovvia: “L’interesse primario è la salute, a prescindere da tutto il resto”. Tirando le somme allora perché praticare la discriminazione tra ragazzi alle superiori e bambini e ragazzini alle medie inferiori? Perché consentire la didattica a distanza ai primi fino sabato 30 gennaio, e consentirla agli altri invece fino a sabato prossimo 16 gennaio, obbligandoli a rientrare in classe da lunedì 18 gennaio in poi. E’ una differenza di trattamento difficilmente comprensibile per tanti genitori che attualmente sono parecchio preoccupati verso l’imminenza del rientro a scuola dei propri figlioletti. Il rischio del contagio aumenta progressivamente soprattutto in Sicilia. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha appena chiesto al governo Conte di dichiarare la zona rossa in Sicilia altrimenti sarà lui, già oggi venerdì 15 gennaio, a dichiararla con propria ordinanza. Sarebbe opportuno dunque che, a prescindere dal “colore” della Sicilia, sia praticato lo stesso trattamento tra tutta la popolazione studentesca, mantenendo la didattica a distanza per tutti fin quando la curva dei contagi, e la campagna vaccinale in corso, lo renderanno necessario.

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