Prime stime da brivido se dovessero essere confermati i dazi imposti da Trump all’Europa al 30% dal primo agosto. Meno 50% di export dell’olio dalla Sicilia. Così è e sarà secondo Mario Terrasi, presidente di Oleum Sicilia, organizzazione di aziende olivicoltrici associata a Coldiretti, che spiega: “Difficile tradurre le percentuali in euro, ma è certo che il 50% delle esportazioni dell’extravergine siciliano sono destinate verso l’America, e che Oltreoceano movimentiamo più olio noi che la Puglia. Se il presidente Trump concretizzerà la minaccia dei dazi al 30%, le nostre aziende subiranno una batosta durissima.
Se una bottiglia prodotta in Sicilia da mezzo litro è venduta oggi all’importatore americano a 9 euro, e poi nei market Usa a un prezzo medio di 25 dollari, con la tagliola ventilata dalla Casa Bianca si arriverà almeno a 3 dollari in più sullo scaffale. Sarà un rialzo che potrebbe anche essere tollerato dai consumatori di extravergine statunitensi, abitualmente di fascia medio-alta, ma bisognerà capire se l’importatore – che con la maggiorazione del 30% acquisterà a 11 euro – accetterà il rischio. I segnali, per adesso, non sono buoni.
Gli ordinativi pagati a fine giugno stanno per partire in nave, ma chi di solito in questo periodo comincia a organizzarsi per il mese di agosto sta ancora temporeggiando, perché una cosa è comprare con il dazio al 10% e un’altra con il 30, mentre c’è il timore che l’impennata della tassa commerciale possa concretizzarsi durante il viaggio della merce, con gli acquirenti costretti a pagare la differenza al momento dello sbarco”.























