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Quando la ricerca incontra la terra: l’esperienza della ricercatrice Giorgia Giudice a Licata con Tony Rocchetta

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C’è una frontiera viva, oggi, tra la scienza e la terra. Una soglia dove il sapere accademico si fa ascolto e il sapere contadino diventa voce autorevole. È su questo confine fertile che si inserisce la visita della ricercatrice Giorgia Giudice, antropologa ambientale e studiosa di giustizia ecologica, arrivata a Licata, in Sicilia, per incontrare Toni Rocchetta, agricoltore custode della Chiattulidda, una varietà di grano autoctono licatese recuperata e reintrodotta da lui, protetta e valorizzata con passione e rigore scientifico.
Accolta nella realtà viva di un lavoro sul campo che da anni unisce sperimentazione agricola, ricerca e sostenibilità, Giorgia ha partecipato a una giornata intensa, in cui il sapere accademico si è intrecciato alle pratiche contadine in un dialogo profondo. L’intervista con Toni ha toccato temi cruciali del nostro tempo: desertificazione, perdita di biodiversità, crisi climatica, ma anche speranza concreta, custodita nei semi, nei saperi locali, nella cura quotidiana della terra.
“Abbiamo visitato insieme l’Agriteatro Didattico, il primo teatro agricolo ideato dal sottoscritto – dice Toni Rocchetta – uno spazio unico dove si fondono agricoltura, cultura e pedagogia rurale, e dove ogni visitatore può vivere un’esperienza che parte dalla terra e arriva alla tavola. Un luogo dove il paesaggio diventa parola, e il racconto della terra si trasforma in educazione, emozione e consapevolezza. Giorgia ha approfondito anche il lavoro del FoodCamp, il primo campo sperimentale attivo a Licata, un laboratorio transdisciplinare in cui si studiano le varietà cerealicole, le loro fasi fenologiche, l’adattamento ai cambiamenti climatici, il comportamento idrico e le risposte agronomiche. Da questa esperienza è nato il miscuglio sperimentale “Demetra 1 e Demetra 2”, frutto di incroci tra grani duri e teneri antichi, selezionati secondo criteri di biodiversità, adattabilità e sostenibilità. Uno dei momenti più toccanti è stato dedicato alla conservazione del germoplasma locale: Giorgia ha potuto visionare la collezione di varietà di grano autoctone che ho raccolto, selezionato e catalogato negli anni. Un patrimonio agricolo e culturale inestimabile, che sarà al centro del progetto editoriale “La via del grano”, un libro che intreccia scienza, storia e cultura per raccontare il grano come simbolo di civiltà, resistenza e rinascita. La giornata si è conclusa con una degustazione a chilometro zero, un momento conviviale che ha celebrato la filiera corta e la stagionalità, con pane cunzato di grani antichi, formaggi locali accompagnati da confetture artigianali, un primo piatto di tagliatelle sabbiate (rivisitazione della tradizionale “pasta a Milanisa”), involtini di melanzane. Un gesto semplice, ma carico di senso: condividere il frutto della terra, nel rispetto dei cicli naturali, della cultura gastronomica locale e della dignità del lavoro contadino”.
L’incontro tra Giorgia e Toni non è stato solo un momento di studio, ma un riconoscimento reciproco tra due mondi che si cercano, si ascoltano e si rafforzano. Perché è da queste connessioni – umane, ecologiche e culturali – che possono nascere nuovi immaginari e nuove forme di resistenza fertile.
“A fine giornata – conclude Toni Rocchetta – abbiamo omaggiato Giorgia con alcuni semi raccolti nel campo sperimentale, una copia del libro “L’ultimo Custode” e la prima pasta al mondo a forma di Sicilia, frutto di un brevetto originale di Toni Rocchetta per il brand “Seme Antico – Chiattulidda Licatisi”, un progetto che fonde tutela della biodiversità, cultura siciliana e innovazione agroalimentare”.