Il giudice Luparello si è riservato di decidere sulla proposta di archiviazione delle indagini sulla “pista nera” dietro la strage Borsellino. Ecco il perché.
La cosiddetta “pista nera” seguita dalle indagini per la strage di via D’Amelio contro il giudice Paolo Borsellino è stata nera, lo è, e forse sarà ancora nera, nel senso di oscura, intricata, non esplorabile, come la “retta via smarrita” di Dante. Il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Caltanissetta, Graziella Luparello, si è riservata di decidere sulla proposta di archiviazione della ipotizzata pista nera per l’attentato del 19 luglio del ’92. L’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, si è opposto all’archiviazione, invocando un supplemento di indagini. La dottoressa Luparello intende valutare con attenzione come procedere soprattutto perché l’avvocato Repici ha depositato un verbale da cui emerge che i magistrati si scambiarono notizie riguardanti la strage del 23 maggio 1992 contro Falcone, e altre informazioni sulle intercettazioni telefoniche e ambientali su Alberto Lo Cicero, in quel momento confidente e poi collaboratore di giustizia. Lo Cicero, adesso defunto, è stato uomo di fiducia di Mariano Tullio Troia, boss di Cosa Nostra e simpatizzante dell’estrema destra noto come “u Mussolini”. Ed è stato legato a Maria Romeo, sorella di Domenico, autista di Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale. Ebbene, Lo Cicero e Romeo sono stati i primi a raccontare della presenza di Delle Chiaie in Sicilia nei giorni della strage di Capaci. I documenti di Repici testimoniano come Borsellino fosse interessato alle dichiarazioni di Lo Cicero, il pentito che ha raccontato del coinvolgimento degli estremisti neri nelle stragi. E, opponendosi dunque all’archiviazione delle indagini, l’avvocato Repici ha scritto: “E’ davvero incredibile: esiste prova documentale che Borsellino fosse intervenuto in modo perentorio sull’avvio della collaborazione con la giustizia di Alberto Lo Cicero, imponendo addirittura che il dichiarante avrebbe dovuto riferire nella prima fase esclusivamente alla Procura della Repubblica di Palermo. Ecco perché fino alla mattina del 19 luglio 1992 Paolo Borsellino rimase in attesa della delega del Procuratore Giammanco a occuparsi degli affari criminali della città di Palermo. Sarebbe stata necessaria per la raccolta da parte sua delle dichiarazioni di Alberto Lo Cicero.”






















