Dopo la divulgazione delle intercettazioni roventi di Natoli verso la famiglia di Borsellino, l’ex magistrato diffonde una lettera di scuse.
A “Lo stato delle cose”, in onda su Rai Tre, sono state trasmesse parti di alcune intercettazioni a carico dell’ex magistrato palermitano Gioacchino Natoli, intento a conversare dentro casa con la moglie e la figlia. Natoli, sotto inchiesta per un presunto insabbiamento dell’indagine “Mafia e appalti” all’epoca delle stragi, definisce i tre figli di Paolo Borsellino “senza neuroni”, e poi non risparmia altri pesanti insulti all’avvocato Fabio Trizzino, marito di Lucia Borsellino, definito una “m…” e alla vedova del giudice, Agnese, “una deficiente”. Adesso, dopo la reazione del figlio di Borsellino, Manfredi, che ha scritto una lettera simbolica ai suoi tre figli: “Non ragionate di loro ma guardate e passate. Continuate a camminare sempre a testa alta”, è lo stesso Natoli a scusarsi con un’altra lettera, diffusa alla stampa, in cui tra l’altro si legge: “Non prendo qui posizione sulla barbara divulgazione di frasi pronunciate nel contesto più privato che esista, la mia casa. Siccome, però, quelle parole sono ormai pubbliche e hanno provocato comprensibile immenso dolore in chi di dolore ne ha già provato troppo, voglio chiedere pubblicamente scusa ai familiari di Paolo Borsellino, che non meritavano certo quest’ulteriore supplizio”. Poi Natoli precisa: “Quelle parole sono state pronunciate a distanza di qualche giorno da quando ho saputo di essere indagato per l’infamante ipotesi di favoreggiamento aggravato alla mafia: una notizia letteralmente sconvolgente che mi ha prodotto tale e tanta disperazione e rabbia da farmi perdere, nell’immediatezza, e nei tumultuosi mesi successivi, lucidità e senno. In questo alterato stato emotivo, sconvolto da disperazione e rabbia, mi sono scappate – tra le mura di casa mia – parole che, in un momento di lucidità, non avrei mai detto, semplicemente perché non le penso né le ho mai pensate. E mi scuso soprattutto per aver tirato in ballo, d’impeto, anche la Signora Agnese, che con garbo, decoro e sobrietà ha sempre custodito la memoria del marito, tramandandone i valori.”



