Sentenza definitiva della Cassazione: Angelo D’Antona sconterà 30 anni di carcere per l’omicidio di Pasquale Mangione a Raffadali.
La Cassazione ha appena sentenziato definitivamente che Angelo D’Antona sconterà 30 anni di carcere per l’omicidio di Pasquale Mangione a Raffadali. Ricostruiamo: il 3 maggio del 2024 la Cassazione, accogliendo il ricorso della Procura generale di Palermo, ha annullato con rinvio ad altra sezione d’Appello la sentenza di condanna a 16 anni di reclusione a carico di D’Antona, 38 anni, di Raffadali, imputato dell’omicidio del pensionato di Raffadali, Pasquale Mangione, 69 anni, ex dipendente del Comune di Raffadali, ucciso a colpi di pistola in contrada “Modaccamo”, nelle campagne fra Raffadali e Cianciana, il 2 dicembre del 2011. D’Antona è stato condannato in primo grado in abbreviato a 30 anni di reclusione. Poi i giudici di secondo grado hanno ridotto a 16 anni la pena non riconoscendo l’aggravante della premeditazione. Di parere opposto sono stati i giudici della Cassazione che hanno rinviato gli atti del processo in Appello per valutare la sussistenza dell’aggravante. Il 12 novembre del 2024 altra sezione di Corte d’Assise d’Appello ha riconosciuto tale aggravante, e ha condannato a 30 anni D’Antona, come in primo grado. Adesso la Corte Suprema ha altrettanto confermato i 30 anni, apponendo il sigillo definitivo. Il collaboratore Antonino Mangione, 43 anni, di Raffadali, che si è auto – accusato dell’omicidio coinvolgendo Angelo D’Antona e Roberto Lampasona, ha raccontato: “Mi è stato chiesto se potevo organizzare l’omicidio di Mangione, perché andava in giro a molestare donne in paese. Mi sono stati dati 5.000 euro che spartimmo con Roberto Lampasona e Angelo D’Antona, e altri 1.300 euro a parte per la pistola che acquistai da un palmese. A commettere materialmente l’omicidio sono stati Lampasona e D’Antona. Io ho chiesto l’autorizzazione a Francesco Fragapane, il capo mandamento, che mi disse che la vittima non apparteneva a Cosa Nostra e, in definitiva, potevamo fare quello che volevamo”. Il movente rivelato da Antonio Mangione non è stato riscontrato.



