La Cassazione conferma il no alla confisca patrimoniale e all’applicazione della sorveglianza speciale a carico di Marcello Dell’Utri.
La Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura distrettuale e della Procura Generale di Palermo, e ha apposto il sigillo definitivo al no alla sorveglianza speciale e al no alla confisca patrimoniale a carico di Marcello Dell’Utri. Confermato quindi quanto già sentenziato a suo tempo dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, che ha altrettanto rigettato l’istanza della Procura di applicare a Dell’Utri la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza in quanto da ritenersi socialmente pericoloso, e per la confisca dei suoi beni, sostenendo che parte del suo patrimonio fosse sproporzionato rispetto ai suoi redditi leciti. Il Tribunale non ha accolto la proposta di sequestro ritenendo che non fosse stata dimostrata la provenienza illecita dei beni di Dell’Utri e della sua famiglia. E si è opposto alla sorveglianza speciale allorchè mancante del requisito essenziale dell’attualità della ritenuta pericolosità sociale. E il Tribunale ha spiegato testualmente: “Pur avendo le pregresse vicende giudiziarie (nel caso del processo per concorso esterno, concluso con condanna irrevocabile) acclarato la commissione da parte di Dell’Utri di condotte indubbiamente integranti manifestazioni di una pericolosità ‘qualificata’, le stesse riguardano fatti risalenti al 1994, rispetto ai quali, tenuto conto della peculiarità del caso e del tempo trascorso, alla data della presente decisione non ricorrono elementi concreti e certi di un effettivo e attuale rischio di ricaduta nel reato”. E poi i giudici, ancora in riferimento alla ipotizzata pericolosità sociale dell’ex senatore, sottolineano: “Nessun elemento concreto raccolto nell’ultimo trentennio consente di reputare attuale il rischio di riattrazione di Dell’Utri nei circuiti criminali che lo hanno visto operare in collegamento con esponenti del sodalizio mafioso”.






















