Alcune intercettazioni delle conversazioni tra Filippo Piritore e la moglie dopo l’interrogatorio dell’ex poliziotto nell’ambito dell’inchiesta Piersanti Mattarella.
Filippo Piritore, 75 anni, di Agrigento, ex questore e prefetto, indagato per depistaggio nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Piersanti Mattarella, è stato intercettato in casa, intento a conversare con la moglie, il 22 settembre del 2024, pochi giorni dopo essere stato interrogato dalla Procura di Palermo. Ecco parte della trascrizione, lui: “Qualche cosa fanno. Tutto quello che mangio mi fa acidità per ora… è lo stress… tu non sai quello che…”. Lei: “E va beh fai male… sbagli… tanto non serve a un cazzo quindi… peggio per te… tutto sto stress ridicolo…”. Lui: “Rompere i coglioni dopo 45 anni… Qualche cosa fanno”. Lei: “Ma che fanno… non fanno un cazzo… dopo 40 anni che cazzo devono fare… sei tu che sei tipo uccello del malaugurio”. Ebbene, secondo i titolari delle indagini, il procuratore Maurizio De Lucia e i sostituti Francesca Dessì e Antonio Carchietti, le frasi intercettate sarebbero “incompatibili con la posizione di un funzionario che ha compiuto il proprio dovere”. Poi Piritore si riferisce al contenuto dell’interrogatorio, e racconta a lei: “Figura di merda, non ricordavo un cazzo… io poi gliel’ho detto… guardi secondo me… dico saranno sparite negli anni ’90 perché dico prima nell’80 servivano da solo… non potevano servire solo per le impronte digitali… e dopo è venuto il Dna… quindi sono sparite da… se sono state occultate negli anni ’90… quando si è scoperto il Dna”.
Il tutto ruota intorno alla sparizione di un guanto trovato nella Fiat 127 dei killer di Mattarella, un guanto – come descritto dalla Polizia scientifica – di mano destra, in pelle di colore scuro marrone antistante al sedile anteriore destro. Al sopralluogo fu presente Piritore, all’epoca funzionario della Squadra mobile, come testimoniato da una fotografia scattata dalla Scientifica che lo ritrae sul posto in cui gli assassini abbandonarono la Fiat. Ebbene il guanto non sarebbe stato repertato e non ve ne è stata più traccia. Piritore ha dichiarato di averlo consegnato all’allora sostituto procuratore Pietro Grasso tramite l’agente della Scientifica Giuseppe Di Natale. Sia Grasso che Di Natale hanno smentito Piritore, così come nessun Lauricella, indicato da Piritore come altro coinvolto nel tragitto del guanto, all’epoca prestava servizio nella Squadra mobile palermitana.






















