Il Cartello sociale di Agrigento sospetta che dietro le pretese di Siciliacque vi sia la volontà di provocare il fallimento dell’Aica. Appello a sindaci e deputati.
Entro il 21 novembre Siciliacque pretende il pagamento del debito dall’Aica, l’Azienda idrica dei Comuni agrigentini. Altrimenti ridurrà la fornitura all’intera provincia. La presidente dell’Aica, Danila Nobile, ha incassato il promesso sostegno della deputazione agrigentina per escogitare rimedi. Il sindaco di Racalmuto, Calogero Bongiorno, ha esortato i sindaci a marciare su Palermo, invocando l’intervento del governo regionale per la sopravvivenza della gestione pubblica del servizio idrico. Il Cartello sociale, ovvero Diocesi, Cgil, Cisl e Uil, altrettanto si rivolge ai sindaci, e li esorta innanzitutto a pagare i propri debiti all’Aica. Don Mario Sorce, Alfonso Buscemi, Paolo Ottaviano e Gero Acquisto ricordano che la Regione ha offerto 6 milioni di euro come prestito, da utilizzare in modo equo tra i Comuni, senza discriminazioni tra virtuosi e morosi. E poi puntano il dito contro Siciliacque, che nel tempo ha intascato consistenti fondi pubblici dalla Regione. E proprio adesso che il Consiglio d’Amministrazione dell’Aica è impegnato nel risanamento, Siciliacque si irrigidisce rivendicando 22 milioni di euro di capitale più 5 milioni tra interessi e spese legali. Il Cartello sociale ritiene tale azione quanto meno discutibile, e sospetta che dietro vi sia la volontà di Siciliacque, società partecipata e quindi controllata dalla Regione, di costringere l’Aica al fallimento. E dunque Sorce, Buscemi, Ottaviano e Acquisto invitano tutti, sindaci e deputati, ad adoperarsi per sventare tale tentativo di provocare il fallimento dell’Aica e per garantire il diritto dei cittadini agrigentini a un servizio idrico pubblico, equo e trasparente.