Una fotografia dettagliata delle fragilità dell’Italia, tra rischio sismico, idrogeologico ed erosione costiera. È quanto emerge dal lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta dedicata alla sicurezza del territorio nazionale, che nelle scorse settimane ha presentato un quadro aggiornato delle aree maggiormente esposte a frane, alluvioni, valanghe e fenomeni di arretramento delle coste. L’obiettivo della Commissione è stato proprio quello di realizzare una mappatura accurata delle zone a più elevata pericolosità, così da supportare Governo ed enti locali nella pianificazione di interventi di prevenzione e mitigazione.
Nel corso di uno speciale su Rai Parlamento è intervenuto anche il geologo agrigentino Domenico Vinti, membro tecnico della Commissione, che ha offerto una chiave di lettura chiara e incisiva sullo stato di salute del territorio italiano.
Il geologo ha voluto porre l’accento su un aspetto cruciale: la vulnerabilità dell’Italia non è soltanto naturale o geomorfologica, ma deriva anche da “responsabilità e scelte del passato”. Secondo Vinti, per decenni in molte aree del Paese si è costruito senza una reale consapevolezza geologica, spesso senza coinvolgere adeguatamente i tecnici del settore. “Si urbanizzava in maniera assolutamente selvaggia e incontrollata” – sottolinea – evidenziando come questa mancanza di pianificazione abbia aggravato gli effetti di fenomeni naturali già insiti nella conformazione del territorio.
La Commissione, proprio alla luce di queste criticità, ha voluto individuare con precisione i punti più vulnerabili, consapevole che la prevenzione passa da scelte informate e da una stretta collaborazione tra istituzioni ed esperti. Il lavoro svolto punta a definire linee guida e priorità di intervento, in un Paese dove oltre il 90% dei Comuni è interessato da almeno un rischio naturale.
Il messaggio di Vinti è chiaro: solo una gestione più consapevole del territorio, basata su competenze tecniche e su una pianificazione rigorosa, potrà evitare che errori del passato continuino a trasformarsi in emergenze del presente.






















