Dopo l’ultimatum di Siciliacque sul pagamento del credito milionario, la replica dell’Aica: “Agire così non conviene a nessuno. Occorre dialogare per una soluzione”.
Siciliacque vanta un credito di 22 milioni di euro dall’Aica, l’Azienda idrica dei Comuni agrigentini. Adesso lancia un ultimatum, e ha scritto alla Regione: “L’erogazione nell’Agrigentino sarà ridotta del 75% fino a 50 litri al secondo, altrimenti la società rischia il fallimento con disservizi in tutta la Sicilia”. A fronte di ciò la presidente dell’Aica, Danila Nobile, tramite un video intervento pubblicato su Facebook, ha affermato: “Siciliacque rifiuta ogni mediazione, anche quella proposta dal Tribunale. Ciò significa che la logica è un’altra, ovvero ci si chiede: si vuole davvero una soluzione, o si sta spingendo verso un disastro che non colpirebbe Aica ma 400.000 cittadini agrigentini? Mi rivolgo direttamente a Siciliacque: ridurre l’acqua alla provincia di Agrigento non produrrebbe alcun beneficio. A voi, allontanandovi da possibili soluzioni, non porterebbe più incassi, non ridurrebbe il contenzioso, perdereste quote di fatturato. E d’altra parte danneggerebbe gravemente il territorio agrigentino, già fragile, creando una crisi sociale enorme. E renderebbe molto più complesso per noi di Aica onorare i pagamenti, e costringerebbe poi Regione e Stato a degli interventi straordinari. E’ quindi una strategia che non conviene a nessuno. Noi stiamo lavorando senza sosta da quattro mesi, abbiamo recuperato migliaia di utenze irregolari, avviato controlli e un percorso di risanamento totalmente reale, legale, ispirato alla giustizia. Bloccare adesso questo lavoro avrebbe solo un risultato: distruggere quello che finalmente oggi sta funzionando. Ridurre l’acqua significa semplicemente tagliare quel ramo su cui tutti noi siamo oggi seduti. Per questo io chiedo ancora una volta senso di responsabilità, non per Aica ma per la Sicilia, per la provincia di Agrigento e per le famiglie che non possono essere ostaggio di una trattativa societaria. Adesso serve che tutti, e dico tutti, si assumano la responsabilità di scegliere la strada del dialogo e non quella dello scontro.”



