Lo scorso 17 novembre, con una lettera inviata al presidente della Camera Lorenzo Fontana, Saverio Romano, deputato nazionale e coordinatore politico di Noi Moderati – tra i 18 indagati a Palermo nell’inchiesta su corruzione, associazione per delinquere e turbata libertà degli incanti – ha chiesto che la Giunta per le autorizzazioni a procedere conceda l’estrazione di una copia forense delle chat intercorse tra lo stesso Romano e i co-indagati Salvatore Cuffaro, Ferdinando Aiello, Sergio Mazzola e Alessandro Caltagirone attraverso WhatsApp al fine di consentire agli inquirenti di averne la piena disponibilità. La richiesta di Romano deriva dalla normativa in vigore secondo cui per i parlamentari non possono essere utilizzate intercettazioni telefoniche se non autorizzate preventivamente dalla Camera d’appartenenza. Ebbene adesso ciò è avvenuto e lo annuncia lo stesso Romano, che afferma: “La Procura di Palermo ha chiesto alla Camera dei Deputati di poter accedere ai miei dati su cellulare telefonico e alla messaggistica. E’ ciò che avevo chiesto io stesso alla Camera dei Deputati. Mi adopererò per accelerare i tempi di questa procedura. La mia richiesta nasce dalla consapevolezza di poter dimostrare la mia estraneità alle accuse che mi vengono contestate. Mi adopererò affinchè la giunta si possa pronunciare rapidamente confermando quanto da me richiesto”.