L’artista e designer Giuseppe Miccichè figura anche quest’anno nel “Catalogo dell’Arte Moderna – Gli artisti dal primo ’900 ad oggi” Mondadori, giunto alla sua 61ª edizione. A essere nuovamente segnalata è #PrigioneSilenziosa3, una delle nove prigioni presentate dall’autore nel 2019, successivamente vincitrice della quinta edizione del Premio Michele Cea a Milano. Un riconoscimento che ha contribuito, nel tempo, a consolidare l’importanza del manufatto nel panorama artistico contemporaneo.
L’opera era stata protagonista, nell’ottobre 2020, di un ampio approfondimento sulla rivista Arte n. 566, Cairo Editore, (p. 59), corredato da una critica firmata da Massimiliano Porro. L’anno successivo, nel 2021, #PrigioneSilenziosa3 era stata nuovamente pubblicata sul Catalogo dell’Arte Moderna Mondadori ed. 57, (p. 200), con una presentazione affidata a Carlo Motta, responsabile editoriale di Giorgio Mondadori e Cairo Editore, durante una serata ufficiale organizzata dalla Fondazione Cea e documentata anche in un video disponibile su YouTube.
Nella stessa edizione del Catalogo, a p. 318, compariva inoltre la prima nota critico-biografica dedicata all’artista, un approfondimento che analizzava la sua ricerca artistica e i fondamenti filosofici e psicologici alla base del suo lavoro creativo.
La “Terza Prigione” di Miccichè, oggetto negli anni di numerose analisi critiche, è oggi custodita dalla Fondazione Cea, che la espone annualmente nel mese di settembre presso l’ex Fornace Gola, ai Navigli di Milano, spazio culturale dedicato a esposizioni ed eventi artistici.
Nell’edizione corrente del “Catalogo dell’Arte Moderna”, la nuova critica dedicata all’opera sottolinea:
«Volti deformati, bocche spalancate, organi invisibili. L’opera di Giuseppe Miccichè esplora il confine tra individuo e società, tra libertà e costrizione. L’argilla si fa materia viva, vibrante, modellata con energia e urgenza. Un urlo trattenuto che prende forma e ci interroga sul nostro tempo.»
#PrigioneSilenziosa3, nota anche come “…Silenzio”, si conferma così un manufatto dal forte valore simbolico, sociale ed etico: un urlo sospeso, un gesto di denuncia che continua a parlare con forza e attualità al pubblico contemporaneo.







