Lo scorso 13 novembre il Tribunale del Riesame di Palermo ha confermato gli arresti domiciliari per l’agrigentino Filippo Piritore, ex funzionario della Squadra Mobile di Palermo ed ex prefetto indagato per il presunto depistaggio delle indagini sull’omicidio dell’ex presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella. Piritore, ascoltato dai pubblici ministeri sul guanto trovato il giorno del delitto a bordo della Fiat 127 utilizzata dai killer, mai repertato né sequestrato, avrebbe reso dichiarazioni rivelatesi del tutto prive di riscontro, con cui ha contribuito a sviare le indagini funzionali anche al rinvenimento del guanto, mai ritrovato. Adesso sono state depositate le motivazioni del provvedimento di conferma dei domiciliari. E tra l’altro si legge: “Piritore ha mostrato una pervicace attitudine ad alterare il processo di formazione della prova, fornendo false informazioni anche specifiche, perseverando nell’indicare una falsa pista da seguire nello svolgimento delle rinnovate indagini. Ricorre il rischio della ripetizione del comportamento criminoso. La misura detentiva serve per impedire a Piritore di usufruire di quel reticolo di contatti, nei quali è da ritenersi ancora inserito, al fine di compromettere la genuina acquisizione delle prove, depistare il corso delle indagini o condizionare l’accertamento della verità processuale”.























