La Corte d’Appello ha confermato la condanna a 14 anni di carcere inflitta a Rosalia Messina Denaro, sorella maggiore del boss defunto.
La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna a 14 anni di carcere, emessa dal Tribunale a conclusione del giudizio abbreviato l’11 luglio del 2024, a carico di Rosalia Messina Denaro, 70 anni, sorella del boss defunto, Matteo. Le si contestano i reati di associazione mafiosa aggravata e ricettazione. E’ detenuta dal 3 marzo del 2023, giorno dell’arresto ad opera dei Carabinieri del Ros. Di lei, Rosalia, “Rosetta”, sorella prediletta di Messina Denaro, i magistrati istruttori scrivono: “Donna di origini e tradizioni tutte ispirate da una ortodossa e granitica cultura mafiosa”. “Rosetta” si sarebbe adoperata a proteggere la latitanza del fratello, occupandosi della rete di comunicazione del boss, che così avrebbe mantenuto contatti e praticato affari, e della gestione della cassa della famiglia mafiosa: a casa di lei e della madre sono stati trovati soldi in contanti e gioielli per un valore complessivo di 800 mila euro. Il denaro adesso è stato confiscato. Rosalia Messina Denaro è la madre di Lorenza, dal nome della nonna paterna, avvocato, difensore dello zio dall’arresto fino alla morte. E Rosalia è la moglie di Filippo Guttadauro, che ha già scontato 14 anni di carcere per associazione mafiosa. Il secondo figlio di Rosalia è Francesco, nipote prediletto di Messina Denaro, che attualmente sconta 16 anni di prigione per associazione mafiosa. Anche un’altra sorella di Matteo, Patrizia, è stata condannata per mafia. A casa di Rosalia, il 6 dicembre del 2022, i Carabinieri del Ros, impegnati a nascondere delle microspie, trovarono nella gamba di una sedia un ‘pizzino’, una sorta di cartella clinica di Matteo già malato di cancro, che è stato poi la mappa, il tracciato, che li ha condotti verso il traguardo della cattura, il 16 gennaio del 2023. Matteo Messina Denaro, interrogato, così si è rivolto ai magistrati: “Mi avete preso per la malattia e per un errore mio: dirlo a mia sorella… perché non volevo farmi trovare morto e nessuno in famiglia sapeva niente. Che senso ha? Allora per tenermi riservato che cosa faccio? Lo dico soltanto a una persona, in modo che sapesse che potesse essere questione di tempo: che senso ha leggere il giornale: viene trovato morto?”. Nel motivare la sentenza di primo grado, i giudici tra l’altro hanno scritto: “Le prove rivelano un pieno, effettivo, duraturo, consapevole inserimento di Rosalia Messina Denaro nell’associazione mafiosa. E’ una ‘donna di mafia’ non solo e non tanto perché nata, cresciuta e vissuta in una famiglia mafiosa, ma perché ha svolto, con continuità e per un lungo periodo, un importante ruolo, frutto di una precisa scelta di vita criminale fondata sul rifiuto dello Stato e delle sue leggi. Emblematici della mentalità di Rosalia Messina Denaro sono le sue considerazioni, scritte in alcuni pizzini, sulle azioni di magistrati e forze dell’ordine ritenute ‘atti di persecuzione e insopportabile spregio al fratello’. Lei non si è limitata a trasmettere materialmente i pizzini ma si è resa diretta destinataria delle disposizioni da eseguire anche riguardanti richieste a terzi. E’ stata una collaboratrice di assoluta fiducia di Matteo Messina Denaro”.























