Non si può negare il porto d’armi per la sola “colpa” di aver sposato una persona i cui familiari sono stati destinatari di misure di prevenzione patrimoniali. Lo ha stabilito il Tar Sicilia, che ha annullato il provvedimento con cui la Questura di Agrigento aveva negato il rinnovo della licenza per il tiro a volo a un cittadino dell’Agrigentino, incensurato e da anni titolare dell’autorizzazione. Il diniego si basava esclusivamente sul matrimonio dell’uomo con una donna appartenente a un nucleo familiare colpito da misure patrimoniali, una “parentela acquisita” ritenuta sufficiente dall’autorità di pubblica sicurezza per escludere il requisito dell’affidabilità. I giudici amministrativi, accogliendo il ricorso degli avvocati Girolamo Rubino e Daniele Piazza, hanno invece chiarito che il giudizio di affidabilità deve fondarsi su elementi personali, concreti e attuali, escludendo ogni forma di responsabilità per semplice legame familiare in assenza di comportamenti o frequentazioni sospette direttamente imputabili al richiedente. Il Tar ha inoltre rilevato un grave difetto nell’istruttoria, poiché la Questura aveva ignorato le memorie difensive dell’interessato, considerandole erroneamente come non presentate, rendendo così il provvedimento privo di una motivazione adeguata. Con la sentenza pubblicata il 3 febbraio 2025 il decreto di rigetto è stato annullato e l’uomo, che in passato aveva già ottenuto il rinnovo della licenza pur essendo sposato, potrà ora rientrarne in possesso.























