All’Assemblea regionale siciliana sono attese al varco due riforme di rilievo: quella degli enti locali e quella della dirigenza regionale, insieme al nodo dell’utilizzo dell’avanzo di bilancio della Regione, un tesoro da circa 2 miliardi di euro. Dopo il rinvio delle scorse settimane, martedì prossimo l’Assemblea riavvierà l’esame della legge sugli enti locali, seguita dalla riforma che ridefinisce le regole per i dirigenti regionali, entrambe considerate controverse e difficili senza un accordo politico. Sullo sfondo pesa la possibile liberazione delle risorse finanziarie, resa più vicina dalla parziale approvazione dei conti regionali da parte della Corte dei Conti, che potrebbe sbloccare i fondi anche gli anni successivi. I sindacati chiedono di usare questi fondi per interventi strutturali, lavoro e rafforzamento della pubblica amministrazione, evitando spese frammentate, e propongono aumenti salariali, stabilizzazioni dei precari e nuove assunzioni per salvare i Comuni dal dissesto. Intanto si riaccende il confronto sulla dirigenza: dall’opposizione il Partito Democratico accusa il governo regionale di non aver mai realizzato una vera riforma basata sul merito.























