La Cassazione rigetta il ricorso della difesa: definitiva la condanna per l’omicidio del marmista di Cattolica Eraclea, Giuseppe Miceli.
La Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa, e ha confermato, rendendola definitiva, la sentenza di condanna emessa il 13 maggio del 2025 dalla Corte d’Assise d’Appello di Palermo, presieduta dal giudice Matteo Frasca, che ha inflitto 24 anni di carcere a Gaetano Sciortino, 59 anni, colpevole dell’omicidio di Giuseppe Miceli, 67 anni, a Cattolica Eraclea. Lui, marmista, è stato colpito mortalmente con un oggetto contundente nel suo laboratorio, in via Crispi, nel centro cittadino di Cattolica, tra il tardo pomeriggio e la sera di domenica 6 dicembre del 2015, all’interno della sua azienda artigiana di lavorazione del marmo. L’autopsia ha rivelato che a provocare la morte dell’uomo sarebbero stati dei colpi tra la nuca e la testa. Il 19 ottobre del 2017 i Carabinieri hanno arrestato Gaetano Sciortino. I video di sorveglianza hanno testimoniato che lui la mattina del 6 dicembre avrebbe pedinato per circa tre ore Giuseppe Miceli. Si sarebbe mosso a bordo di un’automobile Fiat Punto di colore nero, e parecchio tempo è stato in sosta agli angoli delle strade da dove sarebbe stato possibile osservare i movimenti di Miceli. Poi i Carabinieri hanno accertato che i figli di Gaetano Sciortino avrebbero distrutto e disperso in aperta campagna alcuni strumenti di lavoro, come delle punte di trapano, risultati essere di proprietà di Giuseppe Miceli. E poi, inoltre, i Carabinieri hanno accertato che Sciortino si sarebbe recato ancora in campagna, e nella stessa zona i militari, dopo ricerche meticolose, hanno trovato una scarpa della stessa taglia delle scarpe usate da Sciortino. E poi la scarpa è stata esaminata dai Carabinieri del Ris di Messina, ed è emerso che l’impronta della suola della scarpa, ritrovata in campagna nel luogo dove si è recato Gaetano Sciortino, combacia con una impronta di scarpa oggetto di reperto dei Carabinieri sul luogo del delitto.






















