La Procura di Palermo ricorre in Appello contro la decisione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale che non ha riconosciuto l’aggravante mafiosa per il dirigente della Regione Siciliana Giancarlo Teresi e per l’imprenditore di Favara Carmelo Vetro, già condannato per mafia, arrestati il 10 marzo. La Procura ha contestato ad entrambi la corruzione aggravata dall’aver agevolato Cosa nostra, ma il giudice per le indagini preliminari, pur disponendo la custodia cautelare in carcere, ha ritenuto che non fossero stati dimostrati collegamenti e benefici diretti con l’associazione mafiosa. Teresi avrebbe intascato tangenti da Vetro in cambio di favori nell’aggiudicazione di lavori pubblici. Il ricorso al Riesame è stato fissato per il 10 aprile. Lunedì prossimo, invece, 30 marzo, sempre innanzi al Riesame, saranno discusse le istanze di revoca delle misure cautelari per Teresi e Vetro, e per il dissequestro dei 90.000 euro in contanti trovati nell’abitazione a Palermo di Salvatore Iacolino, coinvolto nell’inchiesta. I suoi difensori, gli avvocati Arnaldo Faro e Giuseppe Di Peri, opporranno che si tratta di denaro prelevato al bancomat da propri conti bancari e quindi non sarebbe di provenienza illecita. In una conversazione intercettata appena depositata agli atti, Carmelo Vetro afferma il pagamento di una campagna elettorale non solo a Salvatore Iacolino ma anche all’attuale assessore regionale, Edy Tamajo, non indagato.























