Ecco la prefazione, uno stralcio del nuovo libro della dog sitter di Favara, Rosy Di Stefano
Tratto da una storia vera.
Il mio cammino tra i randagi di Favara
“C’è un momento preciso in cui la vita ti mette davanti a una scelta: chiudere gli occhi o diventare la voce di chi non ne ha. Questa è la storia di come il dolore si è trasformato in missione, tra il silenzio delle strade e il battito di mille cuori pelosi.”
La Visione del Sogno
Tutto ebbe inizio in un periodo di ombre, quei vortici che ogni tanto cercavano di trascinarmi giù. Ma Dio aveva un piano diverso per me. Ricordo ancora quella notte di febbre alta: non era un semplice delirio, era una visione. Sognai una cagnetta, ne vedevo ogni dettaglio, il colore del pelo, l’espressione degli occhi. Quando mio padre, come un angelo custode, portò a casa Mia, il mio cuore si fermò: era lei. Era la creatura del mio sogno, nata a Palma di Montechiaro il 3 novembre, una piccola Scorpioncina Novembrina, gelosa che avrebbe cambiato il mio destino.
Il Vuoto e la Rinascita: da Silvestro a Isaia
La vita mi ha messo alla prova con la perdita di Silvestro. Chi non ha mai amato un animale non può capire, ma per me quel coniglietto nano era una persona. Dormiva con me e Mia, era il collante della nostra piccola famiglia. Quando se n’è andato, il dispiacere è stato invalidante. Mi sentivo sola, nonostante l’amore che mi circondava. Ma poi, come un segno di reincarnazione, è arrivato Isaia. Un gatto randagio che oggi, grazie ai miei studi di Zoologia e Cinofilia, ho scoperto essere un maestoso Maine Coon Tabby. In quella “M” sulla sua fronte e nel suo modo viscerale di studiarmi, io rivedo Silvestro. È come se il mio angioletto fosse tornato sotto una nuova veste per dirmi: “Continua, Rosa. Non fermarti”.
La Realtà di Favara
Ed è qui che la mia storia personale si intreccia con quella della mia terra. Fare la Dog Sitter a Favara mi ha permesso di vedere ciò che molti ignorano. Mentre consegnavo i cuccioli ai clienti, il mio sguardo cadeva sui randagi all’angolo della strada. Sentivo il loro vuoto, lo stesso che avevo provato io. Da lì è nato il “tuono”: la decisione di studiare, di diventare un assistente per gli animali, e di trasformare ogni lacrima versata per Silvestro in un mattone per la mia futura struttura.























