La macabra cornice è la stessa, il mare Mediterraneo, teatro di morti in mare e di trasporto di morti in mare: naufragi, dispersi, cadaveri recuperati, salme a Lampedusa, e poi in traghetto verso Porto Empedocle, meta ultima di un triste destino. Poi la sepoltura nei cimiteri agrigentini, offerti generosamente dai cittadini contribuenti rappresentati dal sindaco. I cimiteri come centri d’accoglienza per i migranti, ma morti. E’ stato così appena adesso: a Porto Empedocle sulla banchina Todaro sono state poggiate 10 bare di altrettante salme, vittime dell’ennesima sciagura in mare. Dallo stesso traghetto fuoriescono anche i sopravvissuti alla stessa tragedia, in bilico anche loro tra la vita e la morte, e per i quali la sorte non si è accanita. Intorno al tutto le autorità civili, militari, istituzionali, come il prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, avamposto del ministero dell’Interno. Si è svolto il funerale, una cerimonia interreligiosa, in presenza anche di alcuni familiari delle vittime, e poi il viaggio verso l’ultima dimora, nei cimiteri di Palma di Montechiaro, Canicattì, Campobello di Licata e Grotte.























