“Caro Presidente Schifani, le scrivo quando siamo ormai prossimi al voto amministrativo in Sicilia.
La Sicilia è terra sempre più povera e geriatrica nella sua popolazione, con esodi di massa verso il nord o verso terre straniere da parte di giovani e non solo… Intendo focalizzare la sua attenzione su un punto: com’è possibile che non sia riuscito a modificare la legge elettorale bàrbara che governa l’elezione dei consigli comunali delle città e dei paesi siciliani?
È una legge che andava “aggredita” e modificata sin da subito”.
Inizia così la missiva del dermatologo agrigentino, Carmelo Sgarito al Presidente della Regione siciliana, Renato Schifani.
“Glielo avevo suggerito, e forse non soltanto io, pochi giorni dopo il suo insediamento.
È una vergogna indicibile – continua Sgarito – Molte persone perbene non si candideranno alla prossima scadenza amministrativa, non potranno mettersi a servizio delle proprie comunità, perchè il voto amministrativo è prefabbricato ad artem con l’imbroglio della preferenza di genere! In queste ore c’è in giro un altro virus, caro Presidente, quello delle lobby, delle logiche clientelari, di piccole comunità di affaristi che tentano di condizionare il voto, di drogarne l’esito, di “studiare” a tavolino coppie e coppiette per fare “appattare” i giochi, per okkupare i consigli comunali, per eleggere in maniera prefabbricata i rappresentanti.
È uno scempio. La Sicilia sembra tornata indietro di 30 anni almeno, quando piccoli micromandamenti dettavano legge e governavano la politica negli enti locali piccoli e nei quartieri delle grandi città… – continua ancora Sgarito – Nessuno cerca il consenso, si cercano strategie, alchimie, si intavolano patti e trattative, si promettono voti di scambio veri e propri.
Come può mai avanzare una classe dirigente nuova con queste premesse? Come può liberarsi mai la Sicilia da condizionamenti nefasti che la relegano sempre a regione regina di scandali ed imbrogli? Com’è pensabile, di questo passo, arginare la fuga dei giovani, dare ai paesi consigli liberi e forti, capaci di decidere in libertà ed in piena autonomia le scelte politico-amministrative? Come può diventare efficiente la classe politica di una città dove, a tavolino, si decide di riversare i voti di quattro candidate a beneficio di un candidato che alla fine risulterà eletto grazie solo all’apporto esterno di voti non suoi. È un consenso vero questo? .. Con questo meccanismo, a dir poco opaco, non si conoscerà mai l’esatta forza elettorale e rappresentativa di ciascun candidato. Questa la si può solo vedere con la preferenza unica o secca come si definiva un tempo. Quella è veramente espressione di un voto reale e non costruito a tavolino. Questo modello elettorale è davvero viziato da logiche spudoratamente opache. Già prima del voto, chi organizza la lista sa chi verrà eletto. Ciò non avveniva con il voto unico dove il candidato doveva cercare il consenso tra la gente e non ” barattarlo” con altre candidate e viceversa! Concludo, augurandomi che in questo scorcio di legislatura possa mettere un punto definitivo a questa pagina squallida della politica siciliana. Abbia il coraggio di sfidare la sua maggioranza stessa! Volendo in pochissimo tempo si può “aggiustare” questa legge scandalosa, che ripeto, allontana la gente perbene, il professionista, la persona impegnata e motivata dall’impegno politico serio e disinteressato! Vengono di contro scelti candidati farlocchi che devono soltanto portare i voti ai prescelti che poi risulteranno eletti. Del tipo quattro donne riversano i voti ad un uomo che partendo da una base elettorale modesta grazie all’apporto esterno risulterà magari il primo della lista. Le quote rosa devono essere mantenute, nessuno vuol metterle in discussione, ma il voto dev’essere unico, secco, vero, reale, depurato da qualsivoglia meccanismo opaco per non usare altri termini…Spero – conclude Sgarito -vorrà accogliere questo suggerimento, che mi creda, è il suggerimento che milioni di cittadini siciliani onesti vorrebbero darle . Ridiamo dignità e trasparenza vera alla politica degli enti locali”.






















