In provincia di Agrigento è scontro tra una trentina di imprese di autotrasporto idrico e l’Aica. Manca ancora la copertura legale per le attività.
In provincia di Agrigento è scontro tra una trentina di imprese di autotrasporto idrico e l’Aica, l’Azienda idrica dei Comuni agrigentini. Il 9 maggio è scaduto il contratto per il servizio sostitutivo di trasporto dell’acqua, e gli autobottisti denunciano di essere ancora senza copertura legale per proseguire le attività. Invocano un incontro urgente con l’Aica, l’Ati, l’Assemblea territoriale idrica, ovvero i sindaci, e la Prefettura. Le imprese, assistite dagli avvocati Salvatore Pennica e Giuseppe Riso, spiegano di non avere aderito al nuovo “elenco” proposto dall’Aica per l’assenza di garanzie su logistica, modalità operative, tempi certi di pagamento e costi amministrativi, dunque a causa di tanta incertezza irrisolta. A peggiorare i rapporti con l’Aica sono anche delle richieste di pagamento recapitate ad alcuni trasportatori per servizi resi verso utenze regolarizzate, ritenute impropriamente scaricate sulle imprese, oltre alla chiusura di punti di approvvigionamento in zone non servite dall’acquedotto nonostante le delibere Ati consentano il servizio ai privati. Gli avvocati Pennica e Riso precisano che non si tratta né di sciopero né di protesta, ma della cessazione dell’attività per naturale scadenza del rapporto contrattuale, contestando anche le proroghe annunciate da Aica perché mai formalmente condivise. L’obiettivo sono quindi regole nette e condivise che garantiscano sia la continuità del servizio idrico ai cittadini sia la tutela economica e imprenditoriale delle aziende coinvolte.























