La Corte dei Conti della Sicilia ha rigettato la proposta della Procura contabile di condannare l’ex senatore trapanese Antonio D’Alì a pagare oltre 1,8 milioni di euro per il danno d’immagine arrecato alle istituzioni, nonostante la sua condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha dichiarato improponibile la proposta per una ragione giuridica: le condotte contestate ad Alì si sono concluse nel 2006, mentre solo dal 2016 la legge consente di pretendere il risarcimento del danno d’immagine anche per reati come il concorso esterno in associazione mafiosa. E quindi applicare tale norma ad avvenimenti precedenti alla sua entrata in vigore violerebbe il principio di irretroattività delle leggi.























