La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei anni di reclusione per Andrea Bonafede, operaio comunale di Campobello di Mazara, imputato di favoreggiamento al boss Matteo Messina Denaro, respingendo il ricorso della Procura generale che ha invocato una condanna più pesante per associazione mafiosa. Bonafede, omonimo e cugino del geometra che prestò la propria identità al latitante per le cure mediche, è stato riconosciuto responsabile di favoreggiamento ma non di appartenenza a Cosa nostra. Secondo l’imputazione, avrebbe aiutato Messina Denaro durante la malattia, attivando schede telefoniche utilizzate dal boss e mantenendo contatti con lui anche nei mesi precedenti all’arresto del gennaio 2023. Tra gli episodi contestati anche il rapporto con il capomafia durante gli spostamenti a Campobello di Mazara e la consegna di ricette mediche. La difesa è riuscita però a escludere il coinvolgimento in un più ampio rapporto mafioso, sostenendo che i contatti rientrassero in un legame personale con il latitante.





















