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“Caro carburanti pesca”: le rivendicazioni

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Porto di pesca a Sciacca

Le organizzazioni della pesca siciliana lanciano l’allarme sul caro carburante e rivendicano interventi urgenti per evitare il collasso del settore.

Le organizzazioni della pesca siciliana lanciano l’allarme sul caro carburante e chiedono interventi urgenti per evitare il collasso del settore. Legacoop Agroalimentare e Pesca, Confcooperative Agroalimentare e Pesca, Unci, Unicoop, Agci Agroittico, Anapi Pesca, Agripesca esprimono sostegno alle marinerie siciliane, che dal 29 settembre hanno proclamato lo stato di agitazione e il fermo delle imbarcazioni. Le associazioni sollecitano Regione e Governo nazionale a rafforzare il credito d’imposta sul gasolio almeno fino al 31 dicembre 2026, a rendere più adeguata la cassa integrazione in deroga alle specificità della pesca e a incrementare le risorse del Feampa, il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura, destinate al caro carburante. Chiesta anche la revisione del coefficiente K, ovvero il parametro utilizzato per calcolare l’entità degli aiuti alle imprese in rapporto all’aumento dei costi energetici. Le organizzazioni chiedono di riportarlo ai valori adottati durante la precedente crisi legata alla guerra russo-ucraina, ritenendo che la riduzione del coefficiente abbia determinato un calo degli indennizzi riconosciuti alle imprese. Tra le richieste figurano inoltre la sospensione dei contributi previdenziali e la piena operatività delle misure regionali contro il caro carburante, con una rapida erogazione delle risorse. Per le organizzazioni, l’aumento del gasolio si somma agli oneri previdenziali, alle difficoltà di mercato e agli effetti sempre più frequenti degli eventi climatici, aggravando la sostenibilità economica delle imprese e rendendo necessario un intervento organico. La crisi, sostengono le associazioni, non può più essere affrontata con interventi frammentari. Occorre una risposta coordinata.