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E dopo gli appalti anche l’acqua…

Il governo nazionale, dopo la legge sugli appalti in Sicilia, paventa l’ impugnativa anche della riforma dell’ acqua. Il pubblico sarebbe troppo privilegiato a scapito dei privati.Ricordate il ritornello : “Tu sei buono e ti tirano le pietre. Sei cattivo e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, sempre pietre in faccia prenderai”. E così è all’Assemblea regionale. Se è cattiva e non prepara nessuna legge, le tirano le pietre. Se invece è buona e sforna leggi, come la riforma degli appalti e della gestione idrica, sono sempre pietre in faccia. Infatti, il governo Renzi ha appena impugnato per presunta incostituzionalità la legge di riforma degli appalti in Sicilia, che dovrebbe impedire i ribassi troppo bassi, a scapito della qualità dell’ opera e con sfruttamento della manodopera. E ancora il governo nazionale paventa l’ impugnativa della riforma della gestione del servizio idrico in Sicilia approvata dall’ Assemblea regionale prima della pausa estiva. Il provvedimento che impugna la legge sull’ acqua in Sicilia dovrebbe essere ufficializzato dal Consiglio dei ministri entro i primi 15 giorni di ottobre. Per evitare ciò è in corso una mediazione tra Roma e l’assessore regionale ai servizi primari, Vania Contrafatto, che fin dagli albori della riforma ha contestato la legge, un testo scritto a più mani, tra Movimento 5 Stelle, il Partito Democratico e, in particolare, l’area di Giovanni Panepinto, e poi alcuni del Nuovo Centrodestra. Nel mirino dell’ impugnativa vi è il nodo fondamentale della riforma: la Sicilia privilegia in modo evidente le società pubbliche e i Comuni. I privati, invece, sarebbero scoraggiati a investire. E perché ? La risposta è nell’aggettivo “prevalente” dell’articolo 4 della legge, secondo cui : “La disciplina dell’affidamento della gestione del servizio idrico è di prevalente interesse pubblico e non riveste carattere lucrativo”. Inoltre, se da un lato la legge, allineandosi alla normativa nazionale, assegna alle società pubbliche, come gli Ato, la decisione a chi affidare il servizio, d’ altro lato i privati subiscono delle penalizzazioni. Ad esempio, i privati potranno gestire il servizio per un massimo di 9 anni, quando oggi invece Girgenti Acque ha una convenzione pluri – decennale. E, inoltre, se le condizioni offerte dai privati sono meno vantaggiose delle società pubbliche, allora sono da preferire le pubbliche. L’ odissea della gestione dell’acqua in Sicilia non ha termine. E Penelope tesse la tela infinita. In principio, nel 2004, fu l’ex presidente Totò Cuffaro a liquidare l’ Eas (l’ Ente acquedotti siciliani) creando SiciliAcque, adesso a maggioranza privata con l’ entrata della multinazionale francese “Veolia” nel pacchetto azionario. Poi tra il 2007 e il 2008 è stato avviato il trasferimento di reti idriche e fognarie alle società private. Alcuni Comuni hanno resistito e non le hanno consegnate. Adesso, come in provincia di Agrigento, nei Comuni partigiani l’acqua la si paga mediamente la metà rispetto ai Comuni gestiti dal privato.

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