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Le Province in Sicilia, Roma impugna la legge

Il governo Renzi, dopo gli appalti, e in attesa di decidere sull’ acqua, impugna la riforma delle Province in Sicilia. “Tutto incostituzionale, tra gettoni, competenze e organi”. Non solo la legge di riforma degli appalti in Sicilia : anche la legge di riforma delle Province in Sicilia sarebbe incostituzionale. E il governo Renzi, dopo avere impugnato gli appalti, e in attesa di decidere se impugnare anche la riforma dell’ acqua, ha impugnato la legge sulle Province. E, dunque, un pugno di mosche si rivela l’attività legislativa riformatrice della Regione. Nel documento di Roma che bacchetta la legge di Palermo vi sono tanti errori blu, gravi più del rosso. Gettoni, competenze e organi: tutto sarebbe contro Costituzione. Il Consiglio dei ministri entro il 4 ottobre impugnerà la riforma che progetta le tre città metropolitane di Catania, Palermo e Messina e i sei Liberi consorzi di Comuni per sostituire le Province. Renzi chiede alla Sicilia di recepire per intero la riforma nazionale. E come se il premier rivolgendosi a Crocetta lo pregasse così : “Anziché essere azzeccagarbugli, arrampicandoti tra discese ardite e risalite, hai la legge pronta, che è la nostra, firmala e basta”. E lo statuto siciliano ? Risponderebbe l’autonomia della retorica. Ma quale Statuto : infatti, nel documento di Roma si spiega, e si scrive testualmente, che la legge nazionale che ha soppresso le Province ha natura di riforma economica e sociale, e quindi impone anche alle Regioni a statuto speciale di adeguarsi. E poi è in discussione il metodo di elezione del Presidente del Consorzio, che in Sicilia sarebbe eletto con il voto dei consiglieri comunali, mentre nel resto d’Italia il presidente del consorzio è il sindaco della città con più abitanti nell’ ambito dello stesso consorzio. E Roma boccia anche il bonus, ossia i “piccioli”, che la legge della Sicilia assegna ai presidenti dei Liberi consorzi e per i capi della città metropolitana : infatti, tali soldi sarebbero in contrasto con la legge Delrio, che cancellando le Province ha disposto che le mansioni sostitutive siano svolte a titolo gratuito. E’ ancora conflitto istituzionale fra Roma e Palermo, ed anche tra Assemblea regionale e Governo. Infatti, il presidente di Sala d’Ercole, Giovanni Ardizzone, commenta : “Era chiaro fin dall’inizio che la legge sulle Province aveva un vulnus. Il sistema di governo dei nuovi enti non regge. Si è fatto ricorso troppo spesso al voto segreto e il progetto iniziale è stato stravolto. Bisogna tornare in aula per correggere gli errori: si salverebbe così una parte della riforma”. Crocetta è di parere opposto, e rilancia : “Difenderemo la legge davanti alla Corte Costituzione. Non abbiamo legiferato su materie di competenza statale. Abbiamo regolato i liberi consorzi che sono enti previsti nel nostro statuto, che ha forza di legge costituzionale. Le elezioni si terranno regolarmente il 29 novembre”.

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