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Sicilia, precariato nel caos

Tra esercizio provvisorio prorogato e Legge Finanziaria rinviata almeno di un mese, in Sicilia il già tormentato bacino del precariato è in fibrillazione, a fronte di ancora mancanti risposte alle proprie istanze, peraltro al momento impraticabili a causa dei limiti alla spesa e alle capacità di bilancio imposti dall’esercizio provvisorio. Ad esempio, vi sono i Pip, in quantità soprattutto a Palermo, che rivendicano i compensi relativi a maternità, 104 e assenze retribuite. E poi i Forestali, che attendono i rimborsi per gli spostamenti chilometrici, la reperibilità tutto l’anno e il rinnovo del contratto integrativo perché, secondo la Regione, il rinnovo del contratto risalente al 2009 sarebbe stato illegittimo e quindi, di conseguenza, oggi sono in vigore le regole che risalgono al 2001, con meno soldi in busta paga e il rischio di essere costretti a restituire quanto già percepito. E poi vi sono i dipendenti della società regionale di soccorso 118 “Seus”, ritenuti inabili e che dunque chiedono di essere destinati a lavori meno pesanti: alla Seus sono pronte le lettere di licenziamento per quattro dipendenti inabili che per malattie o condizioni varie non sono più in grado di svolgere le mansioni contrattuali e che non hanno trovato altri settori dove essere ricollocati. E l’assessorato alla Sanità è impegnato a bussare alla porta di tutte le Aziende sanitarie dell’Isola nella speranza di reperire posti dove trasferire tale personale. E poi sono in bilico 120 dipendenti dell’Aras, l’Associazione degli allevatori, che è stata appena dichiarata fallita, con gravi ripercussioni nei controlli sanitari del settore, a seguito della causa intentata da sei dipendenti in attesa da mesi dello stipendio. E a fronte di ciò si ergono incombenti i circa 30 mila precari della Regione e degli Enti locali che inseguono l’equiparazione dei dipendenti a tempo indeterminato. E il deputato di Forza Italia, Vincenzo Figuccia, fotografa tale condizione di movimentato stallo e commenta: “Trovo vergognoso che da parte del governo regionale non siano arrivate soluzioni concrete nei confronti del personale ex Pip che attendeva misure per un riconoscimento di diritti sul lavoro. Serve una circolare da parte dell’assessorato al Lavoro, con la quale specificare agli Enti utilizzatori i diritti che vanno riconosciuti al personale ex Pip che dovrebbero andare oltre i miseri 18 giorni di ferie riconosciuti. Vanno inoltre definiti alcuni aspetti come la fissazione di una data certa per percepire il sussidio a cui ha diritto questo bacino e l’avvio di un percorso di stabilizzazione.”

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