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In cammino verso il lavoro, ucciso da un’auto pirata

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Carabinieri

Lungo la strada provinciale numero 2 tra Vittoria e Acate, in provincia di Ragusa, è morto un migrante dal Mali di 29 anni. Si era appena messo in cammino intorno alle 6 per recarsi al lavoro in campagna. Un’automobile lo ha investito e ucciso, ed il conducente non si è fermato per soccorrere la vittima. Il migrante era ospite di una delle comunità che, nella zona, accolgono tanti lavoratori impiegati poi, senza tutele, nelle aziende agricole e nei lavori delle colture sotto serra. Il corpo del giovane è stato notato ai bordi della strada da una persona che ha poi avvertito i Carabinieri. E’ caccia al pirata della strada. Gli investigatori esaminano le immagini di alcuni sistemi di video-sorveglianza.

Ambiente: Monte San Calogero di Sciacca diventa Zona speciale di conservazione

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Il monte San Calogero di Sciacca, in provincia di Agrigento, sarà inserito all’interno della Rete Natura 2000 dell’Unione europea come Zona speciale di conservazione (Zsc). Il governo Musumeci, su proposta dell’assessore all’Ambiente Toto Cordaro, ha dato il via libera allo schema con cui il ministero dell’Ambiente procederà adesso alla sua designazione ufficiale. Nel dicembre 2019, con decreto del dirigente generale del dipartimento regionale, erano stati definiti obiettivi e misure di conservazione di quello che attualmente è già un Sito d’importanza comunitaria (Sic).

La Rete Natura 2000 è lo strumento con cui in Europa si garantisce la biodiversità dei territori e la tutela degli habitat naturali, preservando la flora e la fauna rari o in pericolo. È costituita dai siti di interesse comunitario, identificati dagli Stati membri secondo la Direttiva Habitat, successivamente designati Zone speciali di conservazione (Zsc). «Si tratta di una azione perfettamente in linea con un principio ispiratore del nostro governo – spiega l’assessore Cordaro – ossia salvaguardare l’ambiente attraverso uno sviluppo intelligente del nostro territorio. Il nostro obiettivo è quello di coniugare la tutela con la valorizzazione e la messa a reddito del nostro straordinario patrimonio ambientale».

Il monte San Calogero, di natura calcarea, si trova a circa sette chilometri da Sciacca ed è caratterizzato da un sistema di grotte di natura carsica, uniche in Europa per la presenza di aria calda sulfurea di origine vulcanica. Il complesso ipogeo è composto da cinque grotte principali, utilizzate a scopi terapeutici fin dagli antichi Greci: le Stufe di San Calogero, la Grotta Cucchiara, la Grotta del lebbroso, la Grotta del gallo e la Grotta mastro. Ma l’area ha anche un’importante rilevanza naturalistica legata alla flora e alla fauna presenti e che adesso potranno essere tutelate a livello europeo. Su tutto il monte si estende una riserva naturale di circa 50 ettari, composta da una fitta vegetazione principalmente rupestre. Sulla cima, invece, si trova una pineta che nel tempo è diventata l’habitat naturale di molti uccelli rapaci, tra cui il gheppio e la rara aquila di Bonelli.

Batterie esauste al piombo, la Think Green di Agrigento, da 4 anni lavora per salvaguardare l’ambiente. Oggi, intervista all’AD, Francesco Pullara

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In quattro anni, la Think Green di Agrigento, è riuscita a firmare diversi protocolli d’intesa con decine e decine di comuni della Sicilia per la raccolta delle batterie esauste al piombo che abbandonate causano un danno incalcolabile all’ambiente.

Oggi, al Vg di Teleacras delle 14:05, intervista all’Amministratore delegato, Francesco Pullara.

Fisco: residenza fittizia in Svizzera, evase tasse su 9 milioni di euro

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Secondo la Guardia di Finanza di Catania, un imprenditore del settore immobiliare e la moglie avrebbero trasferito la residenza in Svizzera per usufruire di una minore tassazione su investimenti e attività finanziarie, evadendo così il fisco su circa 9 milioni di euro tra investimenti bancari, conti corrente e depositi titoli, e su un immobile del valore di 560mila euro. Da indagini della Tenenza di Acireale, svolte anche tramite accertamenti bancari, è emerso che dal 2014, anno del trasferimento formale all’estero, in realtà i coniugi hanno continuato a risiedere in Italia, dove gravita la gran parte dei propri interessi personali ed economici, come la famiglia, diversi immobili, la disponibilità di auto e le società co-amministrate con i figli. Le contestazioni mosse dai militari prevedono, al termine del procedimento, oltre all’imposizione fiscale secondo le aliquote di legge, l’applicazione delle relative sanzioni, tra cui quella compresa dal 6 al 30% delle sostanze non dichiarate.

Giovane uccisa a Marsala, amica condannata all’ergastolo

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La Corte d’Assise di Trapani ha condannato all’ergastolo Margareta Buffa, 31 anni, originaria della Romania, processata per concorso nell’omicidio di Nicoletta Indelicato, 25 anni, anche lei di origine romena, uccisa con dodici coltellate e poi parzialmente bruciata la notte tra il 16 e il 17 marzo 2019 nelle campagne di Marsala. Per lo stesso omicidio, il 15 maggio scorso, il Tribunale di Marsala, con rito abbreviato, ha condannato a 30 anni di carcere Carmelo Bonetta, 36 anni, reo confesso. I due imputati sono stati amici della vittima con la quale avrebbero avuto dei contrasti per motivi mai chiariti fino in fondo.

Raffaele Zarbo commissario al Comune di Montallegro

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Raffaele Zarbo

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, su proposta dell’assessore regionale agli Enti Locali, Marco Zambuto, ha firmato il decreto di nomina del professor Raffaele Zarbo a commissario straordinario del Comune di Montallegro, in provincia di Agrigento.
L’assessore Zambuto afferma: “La nomina del professor Zarbo, già a capo dell’Ufficio scolastico regionale, si è resa necessaria a seguito della mozione di sfiducia approvata nei confronti del sindaco di Montallegro, Caterina Scalia. Sono sicuro che la gestione commissariale, e il traghettamento verso nuove elezioni, da parte del professor Raffaele Zarbo, saranno improntati all’insegna dell’esperienza amministrativa, della competenza e della massima trasparenza. Gli auguro un proficuo lavoro”.

Agrigento, i voti conseguiti dalla candidata consigliere Roberta Zicari non sono stati correttamente verbalizzati

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Ad Agrigento, in occasione delle scorse elezioni Amministrative, alla lista “Diventerà Bellissima” sono stati assegnati due seggi nel Consiglio comunale, uno dei quali a Gianni Tuttolomondo (nominato anche Assessore nella nuova Giunta del Sindaco Miccichè). Ed infatti, l’Ufficio Elettorale ha attribuito al candidato Tuttolomondo complessivi 257 voti a fronte dei 252 voti assegnati alla candidata Roberta Zicari. L’avvocato Roberta Zicari, ritenendo frutto di un errore di calcolo o di trascrizione l’attribuzione alla stessa di soli 252 voti, tramite gli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ha proposto innanzi al Tar Palermo un ricorso elettorale per chiedere la correzione del risultato elettorale e la propria proclamazione al posto del candidato Tuttolomondo. In particolare, con il ricorso, gli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia hanno sostenuto che nella sezione numero 36, nella frazione di Giardina Gallotti, la candidata Zicari avesse conseguito 24 voti, come risultanti dal verbale della stessa sezione. Tuttavia, in sede di trascrizione dei voti conseguiti nella varie sezioni, l’Ufficio Elettorale avrebbe per errore trascritto, con riferimento a tale sezione di Giardina Gallotti, un solo voto. Il Tar Palermo ha disposto una verifica del materiale elettorale concernente la sezione numero 36 del Comune di Agrigento. La verifica elettorale si è svolta in Prefettura ad Agrigento, ed è stato confermato che nella sezione 36 l’avvocato Zicari ha conseguito 24 voti. Dunque, alla Zicari sono stati assegnati 252 voti anziché 275. Ebbene, il prossimo 22 aprile è in programma l’udienza definitiva del giudizio e il Giudice Amministrativo – sulla base degli esiti della verificazione – si pronuncerà sulla richiesta di correzione del risultato elettorale e di proclamazione dell’avvocato Zicari alla carica di consigliere comunale.

Maxi blitz antimafia, 23 indagati

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Maxi operazione dei Carabinieri del Ros. Sottoposti a fermo di indiziato di delitto 23 indagati. Coinvolti anche un avvocato, un ispettore e un assistente capo della Polizia.

La Procura antimafia di Palermo ha firmato il decreto, e i Carabinieri del Ros, con il supporto, tra gli altri, dei militari del Comando provinciale di Agrigento, hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto 23 indagati, presunti responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento personale, tentata estorsione e altri reati aggravati dall’avere favorito la mafia. L’inchiesta, avviata nel 2018, ruota intorno alle famiglie mafiose agrigentine e trapanesi ed è coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai sostituti procuratore Gery Ferrara, Claudio Camilleri e Gianluca De Leo. Le indagini coinvolgono anche un ispettore ed un assistente capo della Polizia, ai quali si contesta il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di segreti d’ufficio, e un’avvocatessa di Canicattì, Angela Porcello, difensore di diversi mafiosi, nel cui studio, per circa due anni, si sono riuniti i capimafia di diverse province siciliane. Lo studio è stato scelto come base logistica perché la legge limita le attività investigative negli uffici degli avvocati. Dalle indagini è emerso che l’avvocatessa, compagna di un mafioso, avrebbe assunto un ruolo di vertice in Cosa Nostra organizzando i summit, svolgendo il ruolo di consigliera, suggeritrice e ispiratrice di molte attività dei clan. Nello studio, rassicurati dall’avvocatessa dell’impossibilità di effettuare intercettazioni, si sono riuniti i capi dei mandamenti di Canicattì, della famiglia di Ravanusa, Favara e Licata, un ex fedelissimo del boss Bernardo Provenzano di Villabate, Simone Castello, e i nuovi capi della Stidda. Il tutto è stato intercettato. Le famiglie mafiose avrebbero imperversato nel settore del commercio di uva e altri prodotti agricoli nella provincia accaparrandosi ingenti risorse economiche, evitando di ricorrere così ad attività rischiose come il traffico di droga. In tale ambito di commercio agro-alimentare è stato sventato un progetto di omicidio organizzato dagli esponenti della Stidda contro un mediatore e un imprenditore che non avrebbero pagato il pizzo sui guadagni delle loro attività. Inoltre, dagli Stati Uniti d’America, nei mesi scorsi, emissari della famiglia dei Gambino di New York sarebbero andati a Favara per proporre ai clan locali dei business. Nel mandamento mafioso di Canicattì, la Stidda si sarebbe ricompattata intorno ad uno dei capimafia, Antonio Gallea, tra i mandanti dell’omicidio del giudice Rosario Livatino. Gallea, ergastolano, avrebbe sfruttato i premi che in alcuni casi spettano anche ai condannati al carcere a vita, per operare sul territorio e rivitalizzare la Stidda. Antonio Gallea ha scontato 25 anni per l’assassinio di Livatino, ed è stato ammesso alla semilibertà dal tribunale di sorveglianza di Napoli il 21 gennaio del 2015 perché ha mostrato la volontà di collaborare con la giustizia, ritenuta poi impossibile perché Gallea ha citato avvenimenti già noti alla magistratura non apportando, dunque, contributi nuovi alle indagini. La Stidda avrebbe contato su un arsenale di armi a disposizione, e sarebbe stata pronta a scontrarsi ancora una volta contro Cosa Nostra. Tra i destinatari del provvedimento cautelare vi è anche il boss di Campobello di Licata, Giuseppe Falsone, 52 anni, capo di Cosa Nostra agrigentina, perché il mandamento mafioso di Canicattì sarebbe ancora ritenuto l’epicentro del suo potere mafioso. Tra gli altri indagati vi sono Calogero Di Caro, capo del mandamento di Canicattì, poi Giancarlo Buggea, rappresentante di Falsone e organizzatore del mandamento, e che sarebbe il compagno dell’avvocatessa Angela Porcello che, tra gli altri, ha difeso anche Giuseppe Falsone. E poi Luigi Boncori, capo della famiglia di Ravanusa. E poi Giuseppe Sicilia, capo della famiglia mafiosa di Favara, Giovanni Lauria, capo della famiglia di Licata, e poi Antonino Chiazza, esponente di spicco della stidda. Giuseppe Falsone, nonostante sia ristretto al 41 bis, tramite l’avvocatessa Angela Porcello avrebbe ricevuto e veicolato informazioni, mantenendo così la direzione operativa della provincia mafiosa di Agrigento. Ed ancora, oltre Gallea, un altro presunto stiddaro intorno a cui si sarebbe ricompattata la Stidda sarebbe Santo Gioacchino Rinallo. Le investigazioni hanno confermato la perdurante posizione di vertice di Cosa Nostra di Matteo Messina Denaro, anche lui destinatario della misura cautelare, che ha continuato a impartire direttive sugli affari illeciti più rilevanti gestiti dai clan nella provincia di Trapani ed in altri luoghi della Sicilia. Ecco i 23 indagati oltre Matteo Messina Denaro e Giuseppe Falsone: Giancarlo Buggea, 50 anni; Luigi Boncori, 69 anni; Luigi Carmina, 56 anni; Simone Castello, 70 anni; Antonino Chiazza, 51 anni; Emanuele Diego Cigna, 22 anni; Giuseppe D’Andrea, 49 anni; Calogero Di Caro, 75 anni; Pietro Fazio, 49 anni; Roberto Gianfranco Gaetani, 54 anni; Antonio Gallea, 64 anni; Gaetano Lombardo, 65 anni; Gregorio Lombardo, 67 anni; Antonino Oliveri, 36 anni; Calogero Paceco, 57 anni; Giuseppe Pirrera, 62 anni; Filippo Pitruzzella, 62 anni; Angela Porcello, 50 anni; Santo Gioacchino Rinallo, 60 anni; Giuseppe Sicilia, 42 anni.

Canicattì, giallo sul rinvenimento di una pistola

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Lo scorso 31 gennaio, a Canicattì, la Polizia, nel corso di un servizio di controllo del territorio, ha ricevuto segnalazione da due cittadini che poco prima avevano rinvenuto un’arma da sparo. I poliziotti si sono recati nell’appezzamento di terreno indicato, e sul posto hanno trovato un’arma avvolta in un panno da cucina, nascosta nei pressi del cancello d’ingresso di una proprietà privata. In particolare, si è trattato di una pistola a tamburo con calcio in legno, priva di matricola, con canna e tamburo colore argento, in buono stato d’uso. L’arma è stata sequestrata e posta a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Indagini sono in corso finalizzate al rinvenimento di impronte latenti e l’eventuale presenza di matricola.

Alberto Di Pisa ancora commissario alla Provincia di Agrigento

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Alberto Di Pisa

Ancora una proroga, la quinta, per il commissario della Provincia di Agrigento. E’ stato pubblicato nel sito della Regione Siciliana il decreto di nomina di Alberto Di Pisa quale commissario straordinario della Provincia agrigentina. Il decreto di nomina è stato adottato in seguito all’entrata in vigore della legge regionale numero 34 del 29 dicembre 2020 che ha rinviato le elezioni Provinciali di secondo livello tra il 15 e il 30 marzo prossimi. La Giunta regionale ha, inoltre, scelto le date di domenica 28 e lunedì 29 marzo per le elezioni. Il decreto di nomina di Di Pisa è stato firmato dal Presidente della Regione, Nello Musumeci, e dall’assessore agli Enti Locali, Marco Zambuto.