Il Tribunale di Palermo ha accolto il patteggiamento della condanna proposto da Totò Cuffaro: tre anni, da scontare ai lavori sociali, per corruzione e traffico di influenze.
L’ex presidente della Regione siciliana e già segretario nazionale dimissionario della Democrazia Cristiana, Totò Cuffaro, ha patteggiato la condanna a 3 anni di reclusione, convertita e da scontare con lavori di pubblica utilità, per corruzione e traffico di influenze. La sua istanza di patteggiamento è stata accolta dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, Ermelinda Marfia. Cuffaro è stato già ristretto ai domiciliari 6 mesi. Pertanto sconterà altri 2 anni e 6 mesi in opere sociali. Gli sono state imposte delle prescrizioni: “il divieto di frequentare soggetti che rivestono cariche politiche e/o legislative e/o amministrative, salvo trattasi di familiari o altre persone conviventi, salvo che trattasi di incontri pertinenti allo svolgimento dei lavori di pubblica utilità, ovvero volti a ottenere un pubblico servizio”. E poi risarcirà con 7.500 euro ciascuno l’ospedale Villa Sofia di Palermo e l’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa. I difensori di Cuffaro, gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, spiegano: “La decisione di optare per la definizione del procedimento con le forme del patteggiamento, pur a fronte di una sentenza della Cassazione che aveva annullato il titolo custodiale, è stata conseguenza di una precisa e sofferta scelta, condivisa con il proprio assistito, di definire celermente la vicenda giudiziaria, consentendo al dottor Cuffaro di riacquistare serenità nell’ambito esclusivamente degli affetti personali e familiari”. Le contestazioni a Cuffaro si riferiscono ad un concorso all’ospedale “Villa Sofia” a Palermo e ad un appalto all’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa. Per il concorso per la stabilizzazione degli operatori socio – sanitari a Villa Sofia, Cuffaro è stato inquisito per corruzione insieme al suo collaboratore, Vito Raso, all’ex direttore generale del Villa Sofia, Roberto Colletti, e al primario del Trauma center dello stesso ospedale Villa Sofia, Antonio Iacono. Cuffaro avrebbe avuto in anticipo le prove d’esame grazie a Iacono, presidente della Commissione esaminatrice, e a Colletti. E a consegnarle materialmente a Cuffaro sarebbe stato Vito Raso. Cuffaro avrebbe quindi a sua volta consegnato le prove da superare ad una candidata che si recò a casa sua. In cambio Colletti avrebbe ottenuto la conferma della nomina a direttore generale dell’ospedale Villa Sofia, sponsorizzata da Cuffaro. E a Iacono sarebbe stato promesso l’appoggio per la nomina a primario del reparto di Anestesia e Rianimazione. Poi però Iacono ritirò la sua candidatura. Per l’appalto del servizio di ausiliariato all’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa, a Cuffaro è stato addebitato il traffico di influenze, ricompensato con promesse di assunzioni, contratti e subappalti. Il giudice Marfia ha rinviato a giudizio, all’udienza del 7 settembre, altri 6 imputati che hanno scelto di essere giudicati in ordinario: Colletti, Iacono, Vito Raso, Marco Dammone, 52 anni, rappresentante legale della Dussmann Service Srl, Mauro Marchese, 65 anni, funzionario della Dussmann Service Srl, e Sergio Mazzola, 60 anni, imprenditore (Euroservice), tutti coinvolti in appalti all’Azienda sanitaria di Siracusa. Giudizio abbreviato, all’udienza del 7 luglio, per Ferdinando Aiello, 54 anni, ex parlamentare.























